Un nuovo studio dimostra che le aziende apprezzano i lavoratori over 60 e vedono in loro un potenziale per un prolungamento della vita lavorativa
I dipendenti più anziani rappresentano un grande valore per le aziende. Allo stesso tempo, l’età di riferimento influenza fortemente la prassi aziendale. È quanto emerge da uno studio condotto su 500 dirigenti e responsabili delle risorse umane, realizzato su incarico di focus50plus. In tale contesto, l’età di riferimento di 67 anni viene valutata in modo tendenzialmente positivo. Lo studio evidenzia tuttavia anche che i datori di lavoro devono promuovere più attivamente l’occupabilità dei lavoratori più anziani e rafforzare la fidelizzazione del personale di età superiore ai 60 anni.
Il patto generazionale si trova sempre più di fronte a grandi sfide. Dal 2020, in Svizzera il numero di persone che escono dalla vita lavorativa supera quello dei nuovi entranti nel mercato del lavoro. Secondo le analisi della Banca nazionale svizzera, nei prossimi 10 anni in Svizzera potrebbe crearsi un deficit di circa 400'000 lavoratori, poiché il numero di persone che vanno in pensione è nettamente superiore a quello dei nuovi entranti nel mercato del lavoro.
Uno dei maggiori potenziali in termini di forza lavoro per ovviare a questa carenza è rappresentato dai lavoratori over 60, a condizione che si riesca a sfruttare ancora meglio tale potenziale.
L’organizzazione focus50plus – un’organizzazione sotto il patrocinio dell’Unione svizzera dei datori di lavoro e dell’Unione svizzera dell’artigianato – ha analizzato in uno studio come ciò possa avvenire. A tal fine, l’organizzazione ha intervistato 500 dirigenti e responsabili delle risorse umane provenienti da diversi settori e aziende di varie dimensioni.
Le aziende traggono vantaggio dal know-how e dall'affidabilità dei dipendenti più anziani
Dal sondaggio emerge che i datori di lavoro attribuiscono grande importanza ai punti di forza dei propri dipendenti over 60. Sono particolarmente apprezzati:
- Esperienza pluriennale e know-how – 82% di consensi inequivocabili
- Senso di responsabilità e lealtà – 67%
- Competenza professionale – 66%
- Conoscenza della cultura aziendale – 61%
- Reti di clienti e partner – 56%
Se si sommano le risposte «piuttosto d’accordo», i livelli di consenso per tutte le qualità citate superano il 90 per cento.
L'età di riferimento funge da standard: un'età di riferimento più elevata tende ad essere valutata positivamente
Nella stragrande maggioranza delle aziende il pensionamento avviene all’età di riferimento: l’82 per cento dichiara che ciò avviene nella maggior parte dei casi. I pensionamenti anticipati sono leggermente più frequenti rispetto a quelli che avvengono oltre l’età di riferimento.
Il 19% dei datori di lavoro intervistati ritiene che l'età di riferimento attuale sia troppo precoce per cessare completamente l'attività lavorativa. Per il 63% è adeguata al momento, mentre per il 18% è troppo tardiva.
Le risposte relative all’età di riferimento ipotetica di 67 anni mostrano che le aziende tendono a valutare positivamente il prolungamento dell’attività lavorativa fino ai 67 anni, considerandolo vantaggioso sia per le aziende stesse che per i collaboratori. Poiché il consenso è ancora piuttosto moderato, le misure e le pratiche necessarie dovrebbero essere innanzitutto sperimentate dalle aziende per raccogliere le relative esperienze. A tal fine, lo scenario «Lavorare fino a 67 anni» dovrebbe essere testato attivamente nelle aziende.
I datori di lavoro si stanno impegnando, ma devono fare ancora di più
Le aziende stanno già facendo molto per i propri dipendenti più anziani. Particolarmente diffusi sono una cultura di valorizzazione dei collaboratori di ogni età (il 67% dichiara che ciò corrisponde chiaramente alla realtà ), modelli di orario di lavoro flessibili (nel 60% delle aziende intervistate) e la collaborazione intergenerazionale (44%). Esiste invece un bisogno di miglioramento nettamente maggiore per quanto riguarda la promozione mirata del proseguimento dell’attività lavorativa (come le offerte per il mantenimento della capacità lavorativa o la pianificazione individuale del pensionamento) e l’assunzione mirata di lavoratori di età superiore ai 60 anni.
Lo studio giunge quindi alla seguente conclusione: le aziende dovrebbero promuovere più attivamente l’occupabilità e la fidelizzazione dei propri dipendenti over 60, attraverso una formazione continua mirata, l’adeguamento delle mansioni e dei ruoli, la promozione della salute e una pianificazione sistematica e personalizzata del pensionamento.
Raccomandazioni per i datori di lavoro e la classe politica
Lo studio formula alcune raccomandazioni rivolte ai datori di lavoro e alla classe politica. Ai datori di lavoro, ad esempio, si raccomanda di promuovere attivamente la capacità lavorativa e l’occupabilità dei collaboratori over 60 e di sperimentare attivamente all’interno dell’azienda lo scenario «lavorare fino a 67 anni».
Lo studio rivolge alcune aspettative anche alla classe politica. Ad esempio, quella di migliorare gli incentivi finanziari per le imprese che assumono lavoratori over 60 e per i lavoratori attivi. Tra queste figurano, ad esempio, sgravi fiscali per i lavoratori che hanno superato l’età di riferimento o la promozione di un’ulteriore flessibilizzazione del sistema pensionistico – compresa la possibilità di rientrare nella vita lavorativa e nel sistema pensionistico dopo il pensionamento. In alternativa agli sgravi fiscali, si potrebbero ridurre i costi accessori del lavoro. Secondo gli autori dello studio, questa soluzione sarebbe probabilmente più facile da attuare, ma avrebbe un effetto comparabile.
Ulteriori informazioni
Dieter Kläy
Vicedirettore, responsabile di reparto
Claudia Bally, Amministratrice delegata di focus50plus, telefono 044 388 10 20
Un nuovo studio dimostra che le aziende apprezzano i lavoratori over 60 e vedono in loro un potenziale per un prolungamento della vita lavorativa