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Il tira e molla sulla controproposta indiretta all’iniziativa sul blackout è superfluo. Anziché chiarire la questione centrale – se il divieto tecnologico debba rimanere in vigore o meno – la decisione viene rinviata. Il Consiglio nazionale intende rinviare la controproposta al Consiglio federale. Di conseguenza, oggi molte cose rimangono poco chiare, nonostante l’economia abbia urgente bisogno di maggiore certezza riguardo al futuro approvvigionamento elettrico.

16.06.2026 | 17:30

«A quanto pare, tutti preferiscono girarci intorno piuttosto che dire le cose come stanno: vogliamo che il divieto ideologico sulle tecnologie rimanga in vigore o no?», afferma Urs Furrer, direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM).

A quanto pare, tutti preferiscono girarci intorno invece di dire le cose come stanno: vogliamo che il divieto ideologico sulle tecnologie rimanga in vigore o no?

Con la mozione di rinvio presentata ieri in Consiglio nazionale contro la controproposta all’iniziativa sul blackout, la questione viene inutilmente ritardata. È positivo che oggi il Consiglio degli Stati si sia opposto e non voglia sentir parlare di alcuna mozione di rinvio. La controproposta indiretta non è quindi fuori discussione, ma purtroppo molti elementi indicano che la questione subirà ulteriori ritardi. «Per le PMI è una situazione davvero negativa», afferma Fabio Regazzi, presidente dell’usam. In qualità di imprenditore, sa bene quanto le PMI dipendano dalla sicurezza dell’approvvigionamento energetico e quanto i costi elevati dell’energia pesino su di loro.

Chi vorrebbe mai lavorare in un settore in cui regna tanta incertezza riguardo alla strategia politica? Per non parlare del segnale negativo che viene trasmesso ai potenziali investitori.

Inoltre, il rigetto rappresenterebbe un segnale negativo per il territorio e per il trasferimento di conoscenze nel campo della politica energetica. Il personale qualificato, sia quello già in servizio che quello in fase di formazione, ne risulterebbe scoraggiato. «Chi vorrebbe lavorare in un settore in cui regna tanta incertezza sulla strategia politica?», ha affermato Regazzi. «Per non parlare del segnale negativo che viene trasmesso ai potenziali investitori.»

Per l’sgv è chiaro: in un’ottica di sicurezza dell’approvvigionamento e politica climatica, è necessaria la neutralità tecnologica. L’energia nucleare, priva di emissioni di CO2, deve far parte del ventaglio di strumenti per garantire il fabbisogno di energia elettrica in forte aumento nel quadro della transizione verso un’economia senza combustibili fossili. Urs Furrer sottolinea: «Chi non lo capisce, non deve fare altro che guardare alla Germania».

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Regazzi Fabio
Fabio Regazzi

Presidente, Consigliere agli Stati Il Centro/TI