Swissness: il Consiglio federale pugnala alle spalle le PMI svizzere
L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) è perplessa riguardo alla decisione del Consiglio federale di raccomandare la reiezione delle mozioni presentate dal presidente e dalla vicepresidente dell’USAM in merito alla tutela della croce svizzera. Le mozioni del consigliere agli Stati Fabio Regazzi e della consigliera nazionale Daniela Schneeberger chiedono che la croce svizzera sia riservata ai prodotti effettivamente fabbricati in Svizzera. L’Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI) consente da poco l’uso della croce svizzera anche su prodotti fabbricati all’estero. Mantenendo questa nuova prassi, il Consiglio federale accetta le conseguenze negative che ne derivano per le PMI che producono in Svizzera. In questo modo, volta le spalle alle PMI svizzere.
«Se la croce svizzera compare anche su prodotti realizzati interamente all’estero, perde di significato per i consumatori. Ciò penalizza quelle PMI che investono in Svizzera, producono e creano posti di lavoro e di apprendistato. In questo modo, il Consiglio federale svende la croce svizzera a titolo gratuito e franco di spese ai gruppi multinazionali. Così facendo, pugnala alle spalle le PMI che producono in Svizzera. Ora spetta al Parlamento rimettere le cose a posto», afferma Urs Furrer, direttore dell’USAM.
Per l’imprenditore Silvan Lämmle, amministratore delegato e titolare dell’azienda familiare Lämmle Oil and Chemicals, con sede nell’Oberland zurighese, è chiaro: «È deludente. E non mi sarei aspettato una risposta del genere. Anziché rimuovere gli ostacoli per noi imprenditori delle PMI svizzere, sta accadendo il contrario. La Confederazione ci ostacola e stende il tappeto rosso alle aziende che producono all’estero. Ora in Svizzera siamo tornati al Far West e stiamo tornando all’età della pietra, prima che venisse introdotta la regola dello “Swissness”».
Se la croce svizzera compare anche su prodotti realizzati interamente all’estero, perde di significato per i consumatori. Ciò penalizza quelle PMI che investono in Svizzera, producono e creano posti di lavoro e di apprendistato. In questo modo, il Consiglio federale svende la croce svizzera a titolo gratuito e franco di spese ai gruppi multinazionali. Così facendo, pugnala alle spalle le PMI che producono in Svizzera. Ora spetta al Parlamento rimettere le cose a posto.
Il presidente dell’Usi, consigliere agli Stati e autore della mozione Fabio Regazzi commenta così la risposta del Consiglio federale: «Per me, in qualità di imprenditore e presidente di un’associazione di categoria, nonché di rappresentante delle PMI svizzere, questa decisione è assolutamente discutibile. La Svizzera vuole davvero danneggiarsi da sola? In ogni caso, continueremo a lottare».
Anche una netta maggioranza della popolazione si oppone a questa modifica delle prassi. Secondo un sondaggio rappresentativo condotto da Demoscope, oltre l’80 per cento degli intervistati desidera che la croce svizzera sia riservata esclusivamente ai prodotti fabbricati in Svizzera. Inoltre, il 60 per cento dichiara che la nuova prassi indebolisce la propria fiducia nel significato della croce svizzera.
Per me, in qualità di imprenditore, presidente dell’associazione di categoria e rappresentante delle PMI nazionali, questa decisione è assolutamente discutibile. La Svizzera vuole davvero danneggiarsi da sola? In ogni caso, continueremo a lottare.
L’USAM esorta il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati a correggere la posizione del Consiglio federale e ad approvare rapidamente le due mozioni. Allo stesso tempo, prosegue la mobilitazione a sostegno della sua petizione sullo «Swissness», al fine di aumentare la pressione per una tutela forte e credibile del marchio Svizzera.
Se c'è la croce svizzera, il prodotto deve essere di fabbricazione svizzera. È possibile firmare la petizione al seguente indirizzo:
www.sgv-usam.ch/swissness
Ulteriori informazioni
Fabio Regazzi
Presidente, Consigliere agli Stati Il Centro/TI
Urs Furrer
Direttore
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