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L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) lancia la sua petizione «Swissness» e chiede alla Confederazione di revocare la modifica della prassi dell’Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI), in vigore dal marzo 2026. La croce svizzera deve rimanere riservata ai prodotti effettivamente fabbricati in Svizzera. In questo modo, la petizione tutela i consumatori, rafforza le PMI svizzere e garantisce posti di lavoro, valore aggiunto e know-how industriale.

27.08.2026 | 19:00

La croce svizzera è molto più di un semplice logo. In tutto il mondo è sinonimo di qualità, affidabilità, competenza e «Swiss Made».  Da marzo 2026, tuttavia, una modifica delle prassi dell’IPI consente, a determinate condizioni, di apporre la croce svizzera anche su prodotti fabbricati all’estero. Ciò rischia di far venir meno il chiaro legame tra la croce svizzera e la produzione in Svizzera.

Per l’Usi, questa pratica indebolisce il valore del marchio «Swiss Made». Svantaggia quelle imprese che producono in Svizzera, investono qui, creano posti di lavoro e sostengono costi di produzione più elevati. Allo stesso tempo, rende più difficile la protezione contro le indicazioni di provenienza fuorvianti e favorisce il trasferimento di fasi produttive all’estero. 

Con la croce svizzera abbiamo in mano una carta vincente fantastica, e la stiamo sminuendo!

Con questa petizione, l’usam esorta il Consiglio federale a provvedere affinché tale modifica della prassi venga revocata e a garantire che la croce svizzera possa essere apposta solo su prodotti effettivamente fabbricati in Svizzera. I consumatori, il settore artigianale e le PMI svizzere devono essere tutelati da un uso fuorviante della croce svizzera.

Anche nel Cantone di Vaud la nuova prassi incontra una forte opposizione. La consigliera di Stato e ministra dell’Economia Isabelle Moret sostiene quindi la presentazione della petizione dell’Usi e il ritorno alla normativa precedente. In un articolo pubblicato oggi sul quotidiano «Le Temps» dichiara: «Con la croce svizzera abbiamo in mano un asso nella manica fantastico, e lo stiamo sminuendo!» Una presa di posizione che coincide con l’argomentazione di Urs Furrer, direttore dell’Usam, il quale ricorda che «le imprese e la popolazione si aspettano che i responsabili politici propongano soluzioni che rafforzino la produzione svizzera – e non che indeboliscano la specificità svizzera, compromettano la piazza industriale svizzera e mettano a rischio un know-how acquisito nel corso di diverse generazioni».

Proprio in un contesto economico difficile, è fondamentale poter contare su condizioni quadro affidabili e su una protezione credibile dell’origine dei prodotti. L’usam invita la popolazione, le imprese e le organizzazioni a firmare subito la petizione, lanciando così un segnale a favore di una Svizzera forte come piazza industriale.

Firma subito la petizione «Swissness»!

È possibile firmare la petizione online qui:
www.sgv-usam.ch/swissness

Ulteriori informazioni

Regazzi Fabio
Fabio Regazzi

Presidente, Consigliere agli Stati Il Centro/TI