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L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) chiede una revisione radicale del progetto AVS 2030. Nella sua forma attuale, la riforma si basa eccessivamente su nuove entrate e su un ampliamento della base contributiva, mentre le misure strutturali più importanti vengono rinviate a un momento successivo. Per la sgv, la priorità è rappresentata dalla riduzione sostenibile del fabbisogno finanziario attraverso riforme strutturali.

09.09.2026 | 18:00

L’USAM riconosce pienamente la necessità di una riforma dell’AVS. L’introduzione della 13ª rendita accentua la pressione finanziaria, ma la sfida è più ampia: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dell’aspettativa di vita e il peggioramento del rapporto tra persone attive e pensionati richiedono un adeguamento sostenibile del primo pilastro.

«Non è possibile risanare l’AVS cercando una nuova fonte di entrate ad ogni riforma. Bisogna finalmente affrontare le cause dello squilibrio e adeguare i parametri fondamentali del sistema», sottolinea Urs Furrer, direttore dell’USAM.

È necessaria una vera riforma strutturale

L’AVS 2030 richiede un adeguamento graduale e prevedibile dell’età di riferimento. Tale adeguamento deve avvenire per fasi e prevedere soluzioni mirate per le persone che hanno iniziato presto la propria attività lavorativa e vantano una lunga carriera professionale. In questo contesto, deve essere garantita la possibilità di mantenere le disposizioni elaborate nei vari settori e dalle parti sociali.

La riforma deve inoltre rafforzare gli incentivi a proseguire l’attività lavorativa. La progressività fiscale e i contributi sociali possono ridurre in modo significativo il guadagno netto derivante dal proseguimento dell’attività lavorativa poco prima o dopo il raggiungimento dell’età di riferimento. L’usam chiede pertanto di eliminare questi disincentivi finanziari, anziché limitare in modo generalizzato la flessibilità del secondo pilastro.

Non è possibile risanare l’AVS cercando una nuova fonte di entrate ad ogni riforma. È necessario affrontare finalmente le cause dello squilibrio e adeguare i parametri fondamentali del sistema.

Una riforma non deve limitarsi a creare nuovi oneri

L’usam respinge qualsiasi aumento dei contributi salariali. Una misura del genere farebbe lievitare il costo del lavoro e limiterebbe il margine di manovra delle imprese in materia di salari, investimenti e creazione di posti di lavoro. Alla luce dell’invecchiamento della popolazione, finanziare la crescente spesa pensionistica attraverso un onere sempre più gravoso sul lavoro non rappresenta una soluzione sostenibile. Qualsiasi discussione su un eventuale finanziamento supplementare deve essere preceduta da una riforma strutturale che riduca in modo sostenibile il fabbisogno finanziario. Ciò non deve tuttavia fungere da carta bianca per nuove entrate, in particolare per un aumento dell’imposta sul valore aggiunto.

L’sgv respinge inoltre l’aumento dei contributi per i lavoratori autonomi, l’obbligo contributivo forfettario per le indennità giornaliere in caso di malattia e infortunio, nonché la riclassificazione forfettaria dei dividendi come salario. Eventuali lacune e abusi comprovati devono essere contrastati con misure mirate e proporzionate, senza imporre nuovi oneri a tutte le imprese.

Infine, l’usam chiede la piena attuazione del postulato Regazzi 25.3731. Il gruppo di esperti indipendenti incaricato dal Parlamento deve esaminare senza pregiudizi tutti i parametri che consentono una stabilizzazione sostenibile dell’AVS, sia dal lato delle entrate che da quello delle spese. Le sue conclusioni devono essere disponibili in tempo utile affinché possano essere integrate nel progetto «AVS 2030».

Ulteriori informazioni

Regazzi Fabio
Fabio Regazzi

Presidente, Consigliere agli Stati Il Centro/TI