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L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) critica l'obbligo di telelavoro deciso dal Consiglio federale, ritenendolo sproporzionato. La più grande associazione mantello dell'economia svizzera chiede che la misura sia attuata in modo conforme alle esigenze dei datori di lavoro e senza controlli burocratici.

17.12.2021 16:00:00

Il Consiglio federale ha deciso di reintrodurre l'obbligo generale di lavorare da casa. Spetterà ai datori di lavoro definire, nell'ambito dei loro piani di protezione, quando e se il lavoro potrà essere svolto fuori dall'azienda. L'USAM chiede che questa misura venga attuata in modo conforme alle esigenze dei datori di lavoro, senza controlli burocratici.

La più grande associazione mantello dell'economia svizzera critica le misure intrusive che non sono comprensibili. Tuttavia, l'usam accoglie con favore il fatto che non si sia giunti a un lockdown.

Le decisioni odierne del Consiglio federale sono incomprensibili. Ad esempio, nel settore della ristorazione si registrano meno contagi che altrove, eppure vengono imposte nuove misure. Anche nel mondo del lavoro si registrano meno contagi. L'obbligo di lavorare da casa non è quindi proporzionato.

Il Consiglio federale riconosce comunque la sovranità dei datori di lavoro. Spetta esclusivamente a loro decidere, nell'ambito del piano di protezione, quando e chi lavora fuori dall'azienda. Questo principio deve essere rispettato in modo imperativo.

L'USAM chiede al Consiglio federale una strategia di uscita vincolante dalle misure ora imposte. Questa deve orientarsi alla logica della protezione mirata.

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Fabio Regazzi
Fabio Regazzi

Presidente, Consigliere agli Stati Il Centro/TI