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In una lettera indirizzata al Consiglio federale, l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) respinge con decisione l'obbligo di telelavoro previsto. L'USAM è sconcertata e irritata sia dall'approccio del Consiglio federale sia dal contenuto delle modifiche regolamentari previste. La legge Covid19 stabilisce chiaramente che le misure possono essere adottate solo previa consultazione delle parti sociali. Tuttavia, né l'USAM né le altre parti sociali sono state contattate finora dalla Confederazione in merito a questa questione.

03.12.2020 11:15:00

La più grande organizzazione mantello dell'economia svizzera esprime preoccupazione per il crescente micro-management del Consiglio federale. Si nota un crescente attivismo che esclude la consultazione delle parti sociali. Ciò è preoccupante anche perché queste ultime sono direttamente interessate dalle decisioni e, secondo la legge Covid, dovrebbero essere coinvolte.

Dal punto di vista dei contenuti, l'USAM respinge l'obbligo di ricorrere al «home office». Ciò equivarrebbe praticamente a un lockdown parziale per le aziende. Delle quasi 600 000 imprese presenti in Svizzera, oltre l'88 % sono microimprese con meno di 10 dipendenti. Un eventuale obbligo di «home office» comporterebbe per queste aziende un forte aumento dei costi, soprattutto in considerazione delle loro strutture. Si tratterebbe di ulteriori liquidità che verrebbero loro sottratte in tempi di crisi. Inoltre, un'organizzazione di questo tipo spesso non è possibile nell'ambito delle attività quotidiane. Ad esempio: in un'impresa di tinteggiatura, la collaboratrice esegue i lavori di tinteggiatura, poi pulisce gli attrezzi nell'azienda, dove svolge anche alcune attività d'ufficio. Introdurre l'obbligo di «home office» in questo caso è semplicemente sbagliato e irrealistico.

Indipendentemente dalle dimensioni delle aziende interessate, l'USAM nutre anche alcune riserve di carattere generale. Nel caso di un «obbligo di telelavoro», i costi verrebbero infatti trasferiti unilateralmente ai datori di lavoro, provocando un forte aumento dei costi. Inoltre, l'introduzione di un obbligo materiale di «home office» riguarda il livello legislativo materiale. Di conseguenza, non può essere introdotta tramite un'ordinanza, ma richiede una decisione del Parlamento.

L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) invita quindi il Consiglio federale a rinunciare con urgenza a una tale decisione. Non da ultimo anche perché, secondo quanto affermato dallo stesso Consiglio federale, i concetti di protezione funzionano nelle aziende.

Ulteriori informazioni

Regazzi Fabio
Fabio Regazzi

Presidente, Consigliere agli Stati Il Centro/TI