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Lunedì termina la consultazione sulla revisione della legge sulla geoinformazione. L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) respinge questa revisione. I dati sono beni economici preziosi. Sono il risultato di una catena di creazione di valore e appartengono ai privati che li hanno creati. La modifica prevista della legge sulla geoinformazione intende nazionalizzare i dati creati da privati, espropriandone così i creatori. Ciò rallenta la digitalizzazione. Senza l'attribuzione dei diritti di proprietà sui dati, la digitalizzazione non funziona.

17.09.2021 10:15:00

La modifica prevista della legge sulla geoinformazione costituisce un precedente pericoloso: nella revisione proposta, le informazioni vengono equiparate ai dati. Si tratta di un errore fondamentale. Le informazioni sono beni comuni creati gratuitamente. I dati, invece, sono informazioni composte. La composizione è un'attività che crea valore aggiunto e non può avvenire senza costi di produzione. I dati così ottenuti sono quindi proprietà economica degli attori che li producono con costi di produzione.

Poiché il progetto di legge non ha semplicemente riconosciuto l'importanza economica dei dati, intende obbligare i privati a mettere a disposizione dello Stato, a proprie spese e senza alcun compenso, i dati trattati. Si tratta di un'espropriazione che la più grande associazione mantello dell'economia svizzera rifiuta categoricamente. I dati sono la materia prima della digitalizzazione. Di conseguenza, è necessario che la loro proprietà sia chiaramente definita. Dichiarare i dati bene comune o addirittura nazionalizzarli frena la digitalizzazione.

L'USAM intende posizionare la Svizzera come leader mondiale nella digitalizzazione. A tal fine sono necessarie condizioni quadro basate sull'economia di mercato. La base è costituita da diritti di proprietà chiari.

Ulteriori informazioni

Fabio Regazzi
Fabio Regazzi

Presidente, Consiglio agli Stati Il Centro/TI

Hans-Ulrich Bigler
Hans-Ulrich Bigler

Direttore