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I salari minimi negoziati dai partner sociali nei contratti collettivi di lavoro (CCL) e dichiarati di applicazione generale dal Consiglio federale non devono poter essere vanificati da normative cantonali o regionali. Altrimenti si rischia di creare una situazione frammentaria che indebolisce il partenariato sociale.

27.05.2025 14:15:00

Durante la sessione estiva, il Consiglio nazionale discuterà una revisione della legge federale sulla dichiarazione di obbligatorietà generale dei contratti collettivi di lavoro (LCOL). L'obiettivo è quello di stabilire per legge che i salari minimi previsti dai CCL dichiarati di obbligatorietà generale abbiano la precedenza sui salari minimi fissati a livello cantonale e regionale.

La revisione impedisce che le soluzioni nazionali vengano vanificate da normative cantonali divergenti. Ciò rafforza il collaudato partenariato sociale tra le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori.

I Cantoni mantengono la loro competenza laddove non esistono CCL dichiarate di portata obbligatoria. Non si tratta quindi di un'ingerenza nelle competenze cantonali, bensì di un chiarimento delle competenze.

Con il 76,3% di voti contrari, nel 2014 l'elettorato svizzero si è espresso chiaramente contro un salario minimo statale. Ciò non impedisce tuttavia ai sostenitori dell'iniziativa sul salario minimo di voler introdurre salari minimi a livello regionale e cantonale. Tuttavia, questi salari minimi regionali non dovrebbero più poter prevalere sugli accordi negoziati a livello nazionale nei contratti collettivi di lavoro generalmente vincolanti. Ciò sarebbe dannoso per un sano partenariato sociale, in cui i salari minimi vengono negoziati a livello nazionale tra le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori.

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Fabio Regazzi
Fabio Regazzi

Presidente, Consigliere agli Stati Il Centro/TI