Nach oben

L'iniziativa del PS e dei Verdi prevede la creazione di un fondo per il clima che assorbirà ogni anno dallo 0,5 all'1% del PIL nazionale. Entro il 2050, la Confederazione si impegnerebbe così a sostenere spese fino a 200 miliardi di franchi. Le conse­guenze sono chiare: ciò è possibile solo con forti aumenti delle imposte per la classe media, un indebitamento massiccio e drastiche misure di risparmio in altri settori importanti. Il PLR, l'UDC, Il Centro, economiesuisse e l'Unione svizzera delle arti e mestieri respingono questo progetto irresponsabile, troppo costoso ed estremo.

22.01.2026 12:30:00

NO agli aumenti massicci delle imposte

Per finanziare il fondo per il clima, la Confederazione dovrebbe spendere fino a 10 miliardi di franchi in più all'anno. Non può permetterselo. A medio termine, gli aumenti delle imposte sarebbero inevitabili. Nel suo messaggio, la Confederazione parla di un aumento dell'IVA fino a 2,5 punti percentuali o di un aumento dell'imposta federale diretta fino al 28%. Il consigliere nazionale dell'UDC Christian Imark va dritto al punto: «Il fondo per il debito climatico comporterebbe il più forte aumento dell'IVA dalla sua introduzione e, ancora una volta, sarebbe la classe media a doverne pagare le conseguenze».

NO all'esplosione del debito

I promotori dell'iniziativa vogliono aggirare il freno all'indebitamento. Questo articolo costituzionale, approvato nel 2001 dall'85% degli elettori svizzeri, obbliga la Confederazione a mantenere un bilancio in pareggio e garantisce la stabilità economica del nostro Paese. Con spese e acquisti illimitati che non può permettersi, la Svizzera imboccherebbe una strada pericolosa. Seguirebbe così l'esempio dell'Italia o della Francia, che attualmente devono spendere ogni anno decine di miliardi per gli interessi sul debito. Il denaro mancherebbe quindi per l'istruzione, la sicurezza o le infrastrutture. Per la consigliera nazionale e copresidente del PLR Susanne Vincenz-Stauffacher è chiaro: «Il fondo per il debito climatico è un concetto senza controfinanziamento, ma questo non funziona. Qualcuno deve rispondere dei debiti e degli interessi».

NO alle misure di risparmio a carico della popolazione

Se il fondo per il clima assorbirà risorse così ingenti, ciò comporterà inevitabilmente tagli significativi al bilancio federale. Anche il Consiglio federale avverte espressamente che ciò metterebbe sotto forte pressione altri compiti statali. Il consigliere nazionale di centro Benjamin Roduit argomenta nella stessa direzione: «Il finanziamento dell'iniziativa comporterebbe una riduzione dei fondi destinati alla sanità, alla sicurezza, alle prestazioni sociali, all'istruzione, alle infrastrutture o all'agricoltura. Il fondo per il clima non è un progetto sostenibile». Questi settori sono fondamentali per la coesione sociale e la stabilità del nostro Paese e i risparmi andrebbero a scapito della popolazione.

NO a una politica climatica controproducente

La Svizzera investe già oltre 3 miliardi di franchi all'anno in misure mirate a favore della protezione del clima. Dal 1990 le emissioni sono diminuite del 26%. Grazie a strumenti e programmi efficaci, la Svizzera è sulla buona strada e dovrebbe continuare a perseguire con coerenza questo obiettivo. Il fondo per il clima proposto introdurrebbe invece una politica di sovvenzioni eccessiva. Monika Rühl, direttrice di economiesuisse, afferma: «Una protezione del clima che indebolisce al contempo la nostra capacità economica non aiuta nessuno. Il fondo per il debito climatico accumula debiti enormi, indebolisce gli incentivi dell'economia di mercato e frena l'innovazione». Inoltre, l'esplosione del debito e i massicci aumenti delle imposte graverebbero direttamente sulle famiglie e sulle imprese. Ciò rappresenta un rischio considerevole soprattutto per le PMI e il settore artigianale. Lo conferma anche Fabio Regazzi, presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri: «L'aumento delle imposte per le famiglie ha conseguenze chiare e immediate sul settore artigianale, poiché riduce il potere d'acquisto. Le PMI ne sarebbero particolarmente colpite».

Ulteriori informazioni

Fabio Regazzi
Fabio Regazzi

Presidente, Consigliere agli Stati Il Centro/TI

Susanne Vincenz-Stauffacher, copresidente del PLR Svizzera e consigliera nazionale, 079 936 83 62
Christian Imark, consigliere nazionale UDC, 079 406 84 41
Benjamin Roduit, consigliere nazionale Il Centro, 079 607 79 56
Monika Rühl, direttrice economiesuisse, 079 301 70 47