Bilancio federale: l'USAM chiede riforme strutturali
L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) prende atto con preoccupazione degli ultimi dati relativi al conto federale 2024 e alla pianificazione finanziaria 2026-2028. Nonostante il deficit ridotto registrato lo scorso anno, le proiezioni indicano che, senza riforme strutturali, le spese continueranno ad aumentare e le finanze pubbliche finiranno per sbilanciarsi se non verranno adottate contromisure. L'USAM chiede quindi risparmi effettivi, una limitazione delle spese vincolate e la rinuncia ad aumenti delle imposte.
Per la prima volta dal 2019, i conti della Confederazione hanno chiuso con un risultato quasi in pareggio. Il deficit di finanziamento è stato di 80 milioni di franchi, nettamente migliore rispetto al deficit inizialmente previsto di 2,6 miliardi. Questo effetto positivo è stato determinato dall'elevato gettito fiscale (+5,8%), in particolare dall'imposta federale diretta, dall'imposta sul valore aggiunto e dall'imposta preventiva.
Le sfide rimangono tuttavia invariate. Le spese ordinarie della Confederazione hanno continuato a crescere del 4% (+3,2 miliardi di franchi). Particolarmente forte è stato l'aumento delle spese nei settori delle assicurazioni sociali (AVS, riduzione dei premi dell'assicurazione malattia), dei contributi cantonali e dell'amministrazione federale. In particolare, le spese vincolate sono in costante aumento, una tendenza che deve essere urgentemente arrestata.
Secondo la pianificazione finanziaria aggiornata, nel 2026 la Confederazione potrà ancora fare a meno di nuove misure di risparmio, ma ciò è dovuto principalmente alle entrate supplementari temporanee derivanti dalla tassazione delle imprese. A partire dal 2027, tuttavia, senza il programma di sgravi previsto e senza vere riforme, si rischia di tornare a registrare deficit elevati dell'ordine di diversi miliardi di franchi.
Oltre all'aumento della spesa sociale, i nuovi impegni nei confronti dell'UE (Erasmus+, contributi di coesione) e le incertezze relative all'imposta minima dell'OCSE comportano ulteriori rischi finanziari. Il Consiglio federale prevede risparmi per 2,7 miliardi di franchi a partire dal 2027, che dovrebbero aumentare a 3,6 miliardi di franchi entro il 2028. Tuttavia, resta da vedere se queste misure saranno effettivamente attuate.
L'USAM chiede risparmi consistenti – sei misure fondamentali:
- Tagli reali alla spesa invece di un semplice rallentamento della crescita della spesa: la spesa pubblica deve diminuire, invece di crescere solo in misura minore.
- Congelare i costi del personale: ogni posto vacante nell'amministrazione federale deve essere sottoposto a un esame critico. È urgente e necessario un blocco sistematico delle assunzioni e lo smantellamento delle strutture inefficienti.
- Nessun aumento delle imposte: né le imprese né i cittadini devono essere gravati da ulteriori oneri sotto forma di aumenti delle imposte o nuove tasse.
- Fermare l'aumento delle spese vincolate: sempre più spese federali sono stabilite per legge, rendendo quasi impossibile realizzare risparmi. Questa tendenza deve essere fermata e invertita.
- Separazione radicale dei flussi finanziari tra Confederazione e Cantoni: la ripartizione dei compiti deve essere regolamentata in modo più chiaro per evitare duplicazioni.
- Aumento dell'efficienza grazie alla digitalizzazione: lo Stato deve utilizzare in modo più coerente i processi digitali per ridurre gli oneri amministrativi e sfruttare il potenziale di risparmio.
I dati attuali dimostrano che senza riforme strutturali non sarà possibile stabilizzare il bilancio federale a lungo termine. L'USAM esorta quindi il Consiglio federale a fissare priorità chiare e a ridurre sistematicamente le spese, invece di mettere a repentaglio l'economia con nuovi oneri. Aumenti delle imposte o nuove tasse non sono la soluzione: solo una disciplina di bilancio sostenibile può garantire la stabilità finanziaria a lungo termine.
Ulteriori informazioni
Fabio Regazzi
Presidente, Consiglio agli Stati Il Centro/TI
Urs Furrer
direttore
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